domenica, luglio 16, 2006
martedì, luglio 11, 2006
l'oroscopo ti fa bella + sdrammatizzazioni
Se ciò che ci distingue dalle bestie
è una parola per ferire gli altri
non mi dispiace affatto essere muto come un pesce
Animalia - Perturbazione
Luglio è il mese del cancro. Io sono cancro, anzi cancrissimo. Adesso non è che io sia una fondamentalista astrologa o che mi attacchi all'oroscopo di oggi_gente_anna (vabbè, Rob Brezsny è diverso) per capire come sarà ogni inizio_settimana, ma sono sensibile e volubile da far schifo, nella migliore tradizione dei figli della luna. E non so come funzioni per il sagittario, il toro, il leone, se nei loro periodi si sentano dedicare la gravitazione dai rispettivi astri-guida, fatto sta che io, di questi tempi, la luna me la sento addosso, la vedo ovunque. Mi attrae, mi cerca, poi mi trova e si diverte a farmi impazzire.
E la luna, questo mese, arriva a riempirsi tutta proprio tra l'undici e il dodici, in onore dei miei primi venticinque anni. Potrei già cominciare a pensare ad un biografo, volendo. Di sicuro dovrà essere un astrologo, di quelli capaci di neutralizzare con sapiente fairplay da oroscopo-logica certi terribili difetti, di quelli che trasformano i taccagni più aracnici in giudiziosi risparmiatori, per intenderci. Uno di quelli che scrivono profili del genere, ad esempio, dove passa che la sensibilità estrema del cancro è una gran bella cosa e che è davvero possibile imparare l'arte di esprimersi in presenza di tanta gente, ahah! molto divertente. Carine anche le emblematiche raccomandazioni per i cancerosi: evitate le preoccupazioni, l'umore nero, le depressioni e, soprattutto, la paura e i complessi derivanti dalla cattiva salute!
Quest'anno mi ritrovo delusa, per certe cose sconvolta: temo che le mie mille strade da percorrere si stiano tramutando in una sola via di fuga, temo di non avere più ali per seguire le mille rotte possibili. Ho il terrore di stare trascurando l'immaginazione, io che provo disgusto per le fantasie a senso unico. E non ho mai sperato tanto di essere in errore.
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Sdrammatizzazioni
1) Voi sapete già cosa succede a zoommare al massimo le immagini da Google-Moon, vero?!
2) Beh, sapevatelo!
martedì, luglio 04, 2006
sabato, luglio 01, 2006
dangerous soundtracks

Pink moon
It's a pink moon
It's a pink, pink, pink, pink, pink moon.
It's a pink moon
It's a pink, pink, pink, pink, pink moon.
When I was younger, younger than before
I never saw the truth hanging from the door
Le canzoni di Nick Drake ogni tanto tornano, come fossero uccelli migratori un po' sfasati, che si impallano con le stagioni calde e quelle fredde e le confondono. Bisogna capirle: soffrono la dimenticanza, il freddo destino dell'oblio.
And now I'm older see it face to face
And now I'm older gotta get up clean the place.
A volte arrivano di notte, sbattendo contro i vetri, tranciando preziose fasi REM: spuntano da una qualche selezione random o magari si tratta di qualche cd (originale) lasciato volare senza volume, che si ribella ad un sottovalutato silenzio. Le canzoni di Nick Drake vengono a raccontarmi che non c'è più verità, che mancano i sussulti, quei segnali osceni, di pancia o di cuore, che accompagnavano l'ora di andare, l'ora di tornare. Prima bastava poco per perdersi, e forse è ancora così, ma lo nascondo bene. Voglio dire, Nick Drake faceva il suo. Innestava atmosfere pericolose su pensieri già malati, fabbricava le cornici perfette, sembrava che stesse componendo certa musica al momento, seguendo la nenia dei miei malesseri. La verità emergeva come una perla sulla lingua, e per quanto intimo poteva essere il concetto, quella perla era una testimonianza delicata, da preservare. La verità era il buio pesto, la voglia di stare sola, di partire sempre. Ed essere sincera con me stessa era un rischio che volevo correre a tutti i costi. Oggi tutto si confonde con altre istanze, circostanze, contingenze. La vita precaria riduce la curiosità ai minimi termini.
And I was green, greener than the hill Where the flowers grew and the sun shone still
Now I'm darker than the deepest sea Just hand me down, give me a place to be.
Nell'attesa di uno stipendio dignitoso che possa soddisfare le mie curiosità e nell'attesa che dichiarino illegale la musica di Nick Drake, voglio infierire ancora un po' su questi pensieri scuri e tra un paio di giorni proverò ad andare qui. Decisamente a place to be.


mercoledì, giugno 28, 2006
sabato, giugno 24, 2006
le ore
In rari momenti è capitato anche a me di pensare "sono a casa", "mi sento a casa", ma stasera ho avuto un insight. Certo, è capitato nella mia vecchia stanza in affitto, qualche volta in giro per la capitale e qualche volta anche in giro per paesini francesi: ad Aix-en-Provence, con quell'odore di lavanda ovunque, ti viene spontaneo il "mi sento a casa", ma poi cominci a riconoscere gli inequivocabili sintomi della claustrofobia da paese e allora benedici la prossima tappa del tuo viaggio. Talvolta è capitato anche a casa dei miei (!) e deve essere successo anche qualche anno fa in un ostello, a Praga, una mattina che ero alla finestra e fioccava di brutto e i tetti erano tutti candidi e malinconici, ma non era possibile che questo pensiero si manifestasse stasera, nel bel mezzo di una dance hall sull'arenile napoletano, con musica reggae (e daglie co' ste radici_ca_tieni ;-), birre a tre euro e cinquanta e parcheggiatore abusivo dodicenne a guardarti l'auto, allora ho capito. Non dipende dai luoghi, ma dalle ore: certe ore io posso sentire di abitarle tutte intere. Posso viverle per bene senza cedere un secondo solo alle solite moine degli umori, posso sentirle come familiari, occuparle in modi che conosco e che i volti intorno riconoscono. E' come se ci accompagnassimo, io e certe ore, verso il giorno a venire, perché è ovvio che siano quelle "piccole", in virtù di una sorta di complicità metafisica. E insieme inventiamo metafore azzardate: lo capisco solo adesso che "L'una" è per me un appartamento pieno di cianfrusaglie e libri e compagni e musica, "Le due" sono un bilocale per starci in pochi intimi a bere e chiacchierare, "Le tre" sono la casa al mare, quella del relax estremo dove si sta da dio in due, in cinque o in cento, e poi ci sono "Le quattro del mattino", il mio monolocale arredato minimal, con le pareti di carta bianca e le luci tenute sempre accese, ostinazione maniacale. Dentro "Le quattro del mattino" gli ospiti non sono ammessi: di solito si prova a risparmiare loro tutto questo disordine, poi a volte capita che a qualcuno non faccia specie, certo, ma questa è un'altra storia.
In un qualche momento della mia vita devo avere invertito ascissa e ordinata, le dimensioni tempo e spazio si saranno scambiate di posto, chissà perché. E adesso mi trovo ad abitare le ore e a sentirmi scorrere i luoghi addosso. Mah. Ci rifletterò. Per adesso l'importante è che io abbia fatto questa scoperta fondamentale: era ora.






